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L’accusa è violenza sessuale aggravata e detenzione e produzione di materiale pedopornografico. L’incubo per una 12enne riminese è iniziato nel 2009 quando è stata “adescata” su Facebook da un 30enne originario di Napoli attraverso un profilo “fake”. Il giovane, con precedenti per reati simili, si è spacciato per una coetanea della ragazzina che nel corso del rapporto virtuale gli ha rivelato molti “segreti” adolescenziali. Il tutto è andato avanti fino a quando “l’orco” (dopo circa un anno) ha rivelato la sua vera identità. Il 30enne campano ha iniziato a ricattare la ragazzina minacciando di rivelare tutto ai genitori se la stessa non avesse soddisfatto le sue morbosità. La 12enne è stata costretta a mostrarsi in webcam e fare sesso virtuale con il suo ricattatore. Dopo qualche tempo la giovane era riuscita anche a bloccare il suo aguzzino da tutti i social network, ma dopo circa un anno il ragazzo è tornato a farsi vivo. E’ qui che la giovane, oggi maggiorenne, ha deciso di confidarsi con un’amica e di denunciare tutto alla polizia. Non è escluso che l’imputato faccia parte di una rete organizzata di persone che adesca minorenni sui social per produrre materiale pedopornografico. Il processo a carico del 30enne avrà inizio il prossimo 29 settembre.

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