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Venerdì 13 gennaio allo Spazio Tondelli di Riccione Motta si esibirà in concerto per presentare al pubblico romagnolo il suo ultimo album “La fine dei vent’anni”, il primo album da solista dopo l’uscita dai Criminal Jokers.

A poche ore dal concerto gli abbiamo fatto qualche domanda sulla sua transizione dai 20 ai 30 anni.

Partiamo subito dal titolo del tuo album, “La fine dei vent’anni: ci racconti la tua fine dei vent’anni?
È stato un momento importante, a me ha fatto scrivere un disco sugli ultimi anni dopo l’uscita dalla mia band storica, e scrivendolo mi sono reso conto che per la prima volta dicevo cose “vere” e avevo davvero voglia di farlo. Più che una fine è stato un momento di passaggio che mi ha fatto acquisire molta consapevolezza.

Qual è stato il rapporto con il tuo produttore Riccardo Sinigallia (produttore tra gli altri di Max Gazzè, Luca Carboni, Tiromancino e Niccolò Fabi) durante la registrazione del disco?
Ho incontrato Riccardo durante un momento di solitudine (anche se ho sempre avuto una ragazza splendida), mi ha aiutato a finire quello che avevo solo iniziato. Lo considero uno dei più grandi artisti italiani del momento.

Di cosa parlano le canzoni di Motta?
Parlano di me. Al di là di ciò che possono evocare nelle varie persone, tutto parte e passa dalle mie esperienze. È un disco assolutamente autobiografico.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato di più?
Per quanto riguarda le influenze che ho avuto nel registrare il disco, direi nessuno, ma non per snobismo: Riccardo mi ha fatto capire che non dovevo fare musica “bella”, ma musica “mia”. Sembra una stronzata ma non lo è.
Per quanto riguarda le influenze in generale, sicuramente quando avevo 20 anni ascoltavo molta musica americana e poca italiana, mentre ora faccio davvero fatica ad ascoltare musica in inglese. Ascolto tanti artisti italiani, da Salmo a Lucio Dalla, ma sono un pessimo ascoltatore, potrei ascoltare lo stesso album un milione di volte ma sperimento poco.

Tu hai studiato Composizione per i film e hai composto diverse colonne sonore: qual è il film con la colonna sonora più bella?
La più bella non lo so, mi ha emozionato molto quella di Utopia, un telefilm. Una colonna sonora interessante è quella del docu-film Bodysong.

Cosa sognavi di fare da piccolo?
Ultimamente me lo chiedono tutti e do sempre la stessa risposta: il musicista.

Quindi hai sempre avuto le idee chiare?
In realtà da piccolo volevo fare casino, poi a 16 anni ho capito che fare il musicista era un buon modo per fare casino. Ora so che fare il musicista è molto più di questo.

Un artista italiano con cui ti piacerebbe collaborare?
Assolutamente Salmo.

E uno internazionale?
Sarebbe bellissimo poter collaborare con Adele.