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Oltre 107 mila italiani sono emigrati all’estero nel 2015, di cui un terzo rappresentato dai giovani tra i 18 e i 34 anni.
Sono questi i numeri presentati oggi dall’analisi della Fondazione Migrantes. A emigrare nel corso del 2015 sono state 6.232 persone in più rispetto all’anno precedente, con un incremento pari al 6,2%. Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9%, passando da poco più di 3 milioni di iscritti all’Aire (l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) a oltre 4,8 milioni.
La Germania è risultata essere la meta preferita dagli italiani, con 16.568 migranti, seguita a breve distanza dal Regno Unito (16.503). Più distaccate la Svizzera (11.441) e la Francia (10.728).
Abbiamo intervistato 4 italiani emigrati all’estero, due persone trasferitesi da poco e due che invece si sono ormai stabilite permanentemente in un altro Paese, per cercare di capire se emigrare sia una scelta di vita o piuttosto una necessità.

Lucia, 23 anni, residente a Madrid da 1 anno – Giulia, 25 anni, residente a Budapest da 2 anni e mezzo

Cosa facevi in Italia prima di emigrare?
L: Prima di emigrare in Spagna frequentavo l’Università di disegno industriale a San Marino, dove mi sono laureata a fine novembre 2015.
G: In Italia studiavo Mediazione Linguistica, facoltà in cui mi sono laureata, e lavoravo part-time in una profumeria.

Quando sei emigrata e perché?
L: Sono emigrata a inizio gennaio 2016 perché mi è sempre piaciuto fare esperienze di vita/lavoro all’estero, conoscere nuove culture e nuove persone e imparare nuove lingue. In più qua a Madrid avevo un contatto per poter fare un possibile stage in un’azienda e ho voluto sfruttare l’occasione, che è poi andata a buon fine.
G: Me ne sono andata 2 anni e mezzo fa principalmente perché ho trovato lavoro a Budapest, ma già da tempo volevo emigrare sia per fare un’esperienza sia per conoscere nuove culture e vedere luoghi nuovi.

Qual è stata la cosa più difficile da affrontare nella tua scelta?
L: Lasciare famiglia e amici non è mai una cosa semplice, ritrovarsi in una città completamente nuova in cui le tue conoscenze e connessioni sono limitate è ovviamente difficile da affrontare all’inizio. Spirito di adattamento e voglia di fare nuove esperienze sono le due cose essenziali che servono per potersi creare uno spazio e una vita in un nuovo ambiente.
G: Sicuramente lasciare la mia famiglia e non poter vedere i miei cari quando voglio.

Di cosa ti occupi ora? Pensi che tornerai in Italia prima o poi?
L: Ho terminato da poco uno stage di 6 mesi in uno studio di branding e comunicazione e ora lavoro in un’agenzia che si occupa di visite guidate per Madrid, attività e eventi vari legati al settore del turismo. Ho in mente di tornare fra qualche mese in Italia e iscrivermi a una magistrale. Finiti gli studi mi piacerebbe rifare qualche altra esperienza all’estero, ma questo è ancora tutto da decidere.
G: Lavoro con il mercato italiano in una multinazionale che fa assistenza clienti. Tornare in Italia mi piacerebbe, non lo escludo!

Guglielmo, 43 anni, residente a Monaco di Baviera da 25 anni – Antonio, 40 anni, residente a Barcellona da 9 anni

Cosa facevi in Italia prima di emigrare?
G: In Italia ho frequentato la scuola alberghiera: i miei erano ristoratori e mi hanno tramandato la passione della cucina italiana.
A: In Italia avevo cominciato una carriera da architetto, ma le difficolta erano superiori al mio entusiasmo. Così, carico di illusioni, sono arrivato a Barcellona…E ho iniziato subito a lavorare!

Quando sei emigrato e perché?
G: A Monaco ci sono venuto quasi per scherzo, volevo vedere l’Oktoberfest e da allora sono anche rimasto, ma il motivo che mi ha convinto a rimanere è che in gastronomia si guadagna praticamente il doppio che in Italia!
A: Vivo a Barcellona dal 2007 in pianta stabile, anche se ci ero già passato nel 2003 per completare il mio percorso di studi. Sono emigrato in Spagna perché probabilmente è la destinazione più vicina alla nostra cultura. Una scelta di cui non mi pento!

Qual è stata la cosa più difficile da affrontare nella tua scelta?
G: Non credo di aver affrontato scelte difficili, qui a Monaco è tutto così semplice e organizzato bene!
A: La cosa più difficile è stata lasciare gli affetti più prossimi, la famiglia, qualche amico, è normale: se ci si vuole realizzare, nostro malgrado, dobbiamo emigrare.

Di cosa ti occupi ora? Pensi che tornerai in Italia prima o poi?
G: Sono Area Manager di una torrefazione Svizzera per la Baviera e Baden-Württemberg. Ho 43 anni, sono sposato con una tedesca e ho 2 figli di 19 e 15 anni, ormai Monaco è la mia città! Non tornerò mai più in Italia, la amo, resterà sempre la mia nazione preferita ma non riuscirei più ad ambientarmi. L’Italia è stupenda ma ho l’impressione che ci sia un problema con la mancanza di educazione civica e rispetto nei confronti del prossimo.
A: Ora faccio l’architetto. Tornerei volentieri in Italia, a patto di potermi esprimere e/o fare qualcosa per la mia città natale, Reggio Calabria.



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