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“Skeleton Tree”. È questo il nome scelto da Nick Cave, cantautore rock dallo stile inconfondibile, per il suo ultimo album uscito lo scorso 9 settembre.
Con questo disco Nick Cave cerca di esorcizzare la tragica morte del figlio avvenuta nel 2015, quando il quindicenne Arthur precipitò per 15 metri dalla scogliera di Ovingdean Gap, nel Sussex, dopo aver assunto LSD.

Il riferimento è immediato e potentissimo, e il dolore del padre è straziante fin dalle prime parole del primo pezzo, “Jesus Alone”: “You fell from the sky, crash landed in a field near the river Adur, with my voice I’m calling you” – “Sei caduto dal cielo, schiantato in un campo vicino al fiume Adur, con la mia voce io ti sto chiamando”. Il cantautore australiano, che da sempre ci ha abituato a testi profondi e mai banali, con quest’ultimo lavoro scava ancora più a fondo nell’inspiegabilità della vita, nella casualità degli avvenimenti, scrutando i sentimenti con quella sensibilità che pochi artisti possono vantare. Le canzoni si susseguono rapide una dopo l’altra e tagliano come coltelli, intrise del dramma famigliare in ogni parola. Il risultato è un album di una bellezza devastante, struggente, che tuttavia non si presenta come semplice requiem, ma piuttosto come la descrizione della “vita dopo”, di come le cose inevitabilmente proseguano il loro corso, senza pause, fregandosene dei sentimenti in standby.

Un faccia a faccia con il proprio dolore, una cupa malinconia che si rispecchia nelle sonorità e negli strumenti dei Bad Seeds, band che da sempre accompagna Cave: sintetizzatori usati come organi ecclesiastici, archi malinconici, una voce stanca e a tratti singhiozzante, magnifica in tutta la sua tristezza. Quella tenebrosità che da sempre caratterizza i lavori del cantante raggiunge con questo lavoro vette inarrivabili, dando vita a un album freddo, duro e diretto quanto può esserlo solo un evento come la morte improvvisa del proprio figlio.

Cave ha documentato la realizzazione dell’album nel film “One more time with the feeling”, che verrà proiettato nei cinema italiani il 27 e 28 settembre.
Appoggiarsi alla musica e rivelare il proprio genio soprattutto nei momenti di estrema difficoltà: questo è Skeleton Tree, questo è Nick Cave. Che però ci lascia con una speranza, o forse più un tentativo di autoconvincimento, nascosta nelle ultime parole del brano omonimo in conclusione all’album: “It’s all righ now” – “Va tutto bene ora”.

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