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Da anni il paradigma studio-lavoro-famiglia è in crisi: sono sempre più, infatti, i giovani che deviano da questo percorso obbligato alla ricerca di qualcos’altro. E Max è uno di loro. Compiuti 23 anni, questo giovane romano, si laurea in Cooperazione e sviluppo alla Sapienza e invece di cominciare ad inviare curriculum alla ricerca di un lavoro/tirocinio, de-cide di fare fagotto e trasferirsi in Costa Rica per coltivare biologico in una “finca” (tenuta) a 50 chilo-metri da San Jose. Dopo un anno di lavoro, oggi Max vende platani, pejibayes, mamon cino e mangostan organici. Ma il suo sogno è creare il primo agriturismo biologico nel cuore della foresta pluviale (pagina Facebook: Ecological Park Bamboo).

max canessa

 

Ciao Max, prima di tutto partia-mo dai tuoi interessi?

Oltre a studiare e lavorare, in passato ho dedicato molto tempo all’attivismo politico, soprattutto all’interno dell’università. Inoltre, da sempre mi dedico anima e corpo ai miei principali interessi: lo sport, viaggiare e il sociale.

Partiamo dalla Costa Rica. Perché hai scelto questo paese?

Dopo tre anni passati tra università, tirocini e volontariato, lo scorso ottobre ho avuto l’occasione di lavorare ad un progetto di agro-biodiversità in Centro America. Durante quest’esperienza ho visitato la Costa Rica e sono rimasto stregato dalle bellezze di questo paese tropicale, soprattutto dal paesaggio. Da quel momento ho deciso di rimanerci a vivere.

Quindi hai conosciuto questo paese per caso, allora com’è nata l’idea di coltivare biologico. Parlami del tuo progetto?

L’idea inizialmente era diversa. Viaggiando per il sud-America, e vedendo il successo della cucina italiana nel mondo, all’inizio avevo pensato di aprire un piccolo ristorante di cibo biologico in Ecuador, paese a cui sono molto legato, investendo quei pochi risparmi messi da parte. Ma la sorte ha voluto che le cose andassero diversamente: lo scorso anno mi è capitato di viaggiare in Costa Rica. Una volta qui, durante una visita in un campo gestito da un’associazione, parlando con alcuni contadini mi sono convinto, una volta di più, che non può esistere buona cucina senza alla base delle materie prime genuine. E quindi ho deciso di avviare il progetto dalla radice: cioè comprando una fattoria dismessa dove coltivare ortaggi, frutta e allevare animali, per avviare il mio progetto di ristorazione organica.

Giovane, solo, all’estero e con l’idea di coltivare biologico. Quali sono state le difficoltà iniziali?

La cosa più difficile? Tutto! (ride). Dal momento in cui sono venuto a vivere qua le difficoltà sono state veramente tante. Dall’oggi al domani mi sono ritrovato a vivere solo, nella selva, a ottocento metri di distanza da due fiumi e dalla casa più vicina. Poi, riavviare una fattoria semi-abbandonata e senza luce non è stato facile. A partire dagli orari di lavoro che qui, obbligatoriamente, vanno dalle cinque del mattino a mezzo giorno causa pioggia: qui al pomeriggio piove quasi tutto l’anno. Non solo, ho dovuto anche imparare a convivere con gli animali selvatici, che da queste parti la fanno da padroni. E soprattutto abbattere l’iniziale diffidenza delle persone locali, che in realtà come queste è dura da scalfire. E poi tanti altri problemi che per lo più, a distanza di qualche mese, sono svaniti grazie anche all’aiuto di persone in cui mi sono imbattuto e di mia sorella venuta in mio soccorso.

Riassumendoli brevemente, gli obiettivi dei tuoi coetanei sono: carriera, soldi e amore. In cosa ti senti diverso dagli altri? Perché un ragazzo di 23 anni, neolaureato, lascia tutto e va a coltivare la terra dall’altra parte del mondo?

In realtà io mi sento uguale a tutti. Anche per me quelli che hai elencato sono obiettivi. La differenza, se c’è, è che io ho sempre voluto dimostrare – prima di tutto a me stesso – che è possibile vivere in modo migliore: ripartendo innanzitutto da una diversa relazione con la natura.

Ambiente, natura e viaggio, sono elementi che tornano nella tua esperienza. Cosa significano per te?

Oggi più che mai, in un mondo che ha ben passato i limiti dello sviluppo e dove sono sempre più evidenti gli impatti delle attività umane sull’ambiente, va rivista la nostra idea di sviluppo e benessere in maniera da renderla sostenibile. Questo processo va raggiunto da tutti, ognuno a suo modo. Questo è il mio. Inoltre ho sempre amato fare sport, ho passato la mia adolescenza tra calcio, ciclismo e solo da poco slackline e surf. Tutto questo sport mi ha aiutato ad avere un approccio più genuino e collaborativo con l’esterno: cosa che ho sempre portato con me durante i miei viaggi. Assieme alla mia corda e alle tavole da surf.

Se c’è, cos’hai trovato in Costa Rica che in Italia manca?

La Costa Rica è un paese semplice e ben organizzato, non a caso è chiamata la Svizzera del Centro America. E queste due semplici cose sono proprio tutto quello che in Italia manca.

In Italia si parla molto di cervelli in fuga. Ti senti uno di loro? Tu come la vedi?

Può darsi che per l’Istat io sia un cervello in fuga, ma io non mi ci sento. Innanzitutto sono cittadino del mondo, anche se culturalmente italiano. Questo lo percepisco ogni volta che a pranzo cerco un piatto di pasta o quando, lavorando nel campo, a 10mila chilometri da casa, canto gli stornelli romani. Personalmente penso che non faccia male distanziarsi dalla propria terra per un periodo, anzi lo consiglio a tutti. A parte questo sono certo che è stato un privilegio nascere e crescere in un paese bello e unico come l’Italia.

Ultima domanda, c’è mercato per i prodotti biologici in Costa Rica? E infine, a quanto la vendi una papaya?

Durante il lavoro ad ottobre ho visitato le due ferie (mercato) organica di San Jose e con stupore ho notato come i prodotti biologici siano maggiormente valorizzati rispetto ai prodotti convenzionali e come le persone che la frequentano siano disposte a spendere qualcosa di più per mangiare alimenti sani. Inoltre l’amministrazione pubblica promuove la produzione e la distribuzione dei prodotti organici in vari modi: detassando completamente la produzione agricola oppure organizzando e promuovendo i mercati biologici come alternativa ai mercati convenzionali.

Una papaya quanto la vendo? Se vieni in Costa Rica te regalo.

 

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