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“In famiglia non me ne ha mai parlato nessuno. Ad un certo punto da ragazzino, mia nonna ha iniziato a regalarmi preservativi. Mi diceva: “Non voglio diventare bisnonna”. Ma non mi ha mai spiegato niente sul perché. Forse pensava che sapessi già tutto”.

Luca (nome di fantasia) il sesso lo ha scoperto, come la maggior parte di noi, senza nessun maestro. Nessuna guida, nessuna persona che lo accompagnasse in un mondo che, per quanto “naturale”, per un adolescente rappresenta un vero e proprio salto verso l’ignoto. Adesso ha 20 anni ed ha superato la fase più critica. Ha una relazione con Giulia (anche questo un nome di fantasia) che ha 18 anni. L’iniziazione al sesso è avvenuta per entrambi all’età di 14 anni. Ed è proprio questo il periodo in cui ormai la quasi totalità dei giovani ha il primo rapporto. I ragazzi, insomma, sono sempre più precoci come spiega una recente indagine effettuata da Skuola.net, in collaborazione con la Sic (Società Italiana per la contraccezione) svolta su circa 7mila studenti tra gli 11 e i 25 anni. A preoccupare non è tanto l’età in cui i giovani fanno le loro prime esperienze, ma l’ignoranza e la conseguente mancanza di precauzioni.

Dai numeri emerge come 1 ragazzo su 10 non utilizzi mai il preservativo o altri metodi contracettivi. Una percentuale che si moltiplica in maniera preoccupante se si considera il dato dei soli “under 14”: in questo caso i numeri si quadruplicano, svelando un fenomeno pericolosamente diffuso. E così, nell’ignoranza generale, finiscono per proliferare tutta una serie di falsi miti. Ecco allora come il 12% crede che lavarsi con la Coca Cola dopo un rapporto prevenga il concepimento, mentre l’8% si illude che, facendo sesso la prima volta nella sua vita, non possa rischiare alcuna gravidanza. Per non parlare del 38% che pensa sia impossibile concepire avendo rapporti entro 24 ore dalla fine del ciclo mestruale o del 16% convinto che fare sesso in piedi sia un ottimo contraccettivo naturale. Tutte credenze che potrebbero anche strappare un sorriso, se non fosse che al centro della questione c’è una materia estremamente delicata.

educazione-sessuale-scuola-“Ho amici che pensavano che con i preliminari potessero far rimanere incinta la loro ragazza – racconta timido Luca, decisamente meno a suo agio della sua ‘lei’ nell’affrontare il tema – altri, invece, credono che sia molto difficile contrarre malattie e non si pongono minimamente questa preoccupazione. Io stesso a 14 anni sapevo che c’erano patologie legate al sesso, ma non sapevo quali fossero”. In questa confusione, c’è poca differenza tra ragazzi e ragazze. “Avevo delle amiche che pensavano che per una volta che facevano sesso non potesse accadere niente – ricorda Giulia – dicevano: c’è tanta gente che cerca di rimanere incinta e non ci riesce mai, perché dovrebbe capitare a me per una volta che succede?”. Una situazione figlia della disinformazione e di cui i ragazzi sono soprattutto vittime. A causa del silenzio pudico della famiglia e della censura della scuola, i giovani spesso devono trovare da soli le risposte. “Soltanto tramite la tv sentivo parlare di sesso – confessa Luca – ed ho imparato tante cose attraverso programmi che affrontavano l’argomento in maniera seria, con sessuologi ed esperti. A scuola non ce ne avevano quasi mai parlato, tranne che in terza media”. Giulia, invece, quando ha avuto dei dubbi si è rivolta al web: “Se non ero sicura su qualcosa consultavo internet, non ho mai chiesto a nessuno direttamente perché mi vergognavo – racconta – a scuola ci hanno soltanto spiegato come funziona il corpo umano e gli organi genitali, niente di più. In famiglia non si è mai toccato l’argomento e solo quando ho avuto il primo ragazzo abbiamo parlato della questione con mia madre e le mie amiche. Ma anche in quel caso si è limitata a dirmi “Stai attenta” e mi ha consigliato di prendere la pillola”.

Fabrizio Quattrini sessuologo
Fabrizio Quattrini, psicoterapeuta e sessuologo

La confusione e l’ignoranza intorno al sesso non stupiscono, però, chi la questione la conosce bene e la vive da anni. Fabrizio Quattrini, psicoterapeuta e sessuologo, segue da tempo il tema della sessualità legata al mondo giovanile, con seminari che tiene nelle scuole in giro per tutta Italia. “Questi dati riflettono un problema che nel nostro Paese è vecchio di anni – spiega – e riguarda il fatto che l’educazione sessuale è latitante. Manca una regolamentazione giuridica in materia. Il problema è che i ragazzi possono conoscere anche la questione, ma nessuno spiega loro l’importanza. Occorre dire ai giovani le cose in maniera chiara, senza filtri”. Per Quattrini la fantasiosa carrellata di credenze e falsi miti sul sesso è semplicemente la conseguenza della censura e della disinformazione che ruotano intorno a questo mondo. La Coca Cola come anti-concezionale o il rapporto sessuale in piedi per evitare gravidanze indesiderate, diventano in qualche modo delle informazioni che finiscono per entrare nell’immaginario dei ragazzi. “Si crea questo stereotipo che viene portato avanti anche per ‘sicurezza’ – osserva il sessuologo – perché ha una funzione salvifica all’interno della società. Tutti lo dicono, tutti fanno in un certo modo e così un ragazzo si trova a fare lo stesso perché si sente protetto in questa situazione di omogeneità. E’ chiaro che portare avanti queste credenze è pericoloso”.

Quattrini non ha dubbi su quale sia la soluzione: l’educazione sessuale deve entrare in pianta stabile nelle scuole. “Deve essere fatta in maniera continuativa e non al bisogno o al momento – prosegue l’esperto – non deve essere relegata a progetti fatti in alcune scuole e magari solo in alcune classi. Dovrebbe partire da quando il bambino nasce e cresce e deve riguardare anche gli adulti. Ovviamente ci vogliono figure preparate”. Ma far entrare la disciplina nelle scuole è tutt’altro che semplice. Parlare di sesso senza tabù nell’Italia del 2016 è ancora impresa ardua. All’interno del mondo scolastico, al fianco di dirigenti e insegnanti aperti sulla questione, resistono ancora docenti che vivono l’argomento con disagio. “In un liceo ero stato chiamato a fare una lezione di educazione sessuale – racconta Quattrini – come sempre ho portato con me il mio “kit” di contraccettivi per mostrarli ai ragazzi, perché anche se sanno di cosa si tratta, mai nessuno spiega loro come vadano usati. Ho fatto fare una prova ad un ragazzo ed ad una ragazza con le mani, per chiarire meglio le modalità di utilizzo. Dopo aver fatto questa simulazione ho buttato il preservativo nel cestino. Al termine della lezione l’insegnante di religione di quel liceo ha raccolto il condom e lo ha mostrato in giro per l’Istituto dicendo: “Ecco cosa si fa durante l’ora di educazione sessuale” facendo intendere che il preservativo fosse stato utilizzato per davvero. Davanti a queste cose – dice sconsolato – è facile capire quanto sia ancora oggi difficile parlare di sesso nelle scuole italiane”. Combattere con questa montagna di disinformazione e con le sacche di ‘resistenza’ che la alimentano è un compito complicato. L’unica arma è cercare di dare messaggi chiari e precisi: “Il consiglio che mi sento di dare ai ragazzi – conclude il sessuologo – è che devono usare il preservativo, è fondamentale”.

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