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Una mattinata passata all’ospedale San Camillo di Roma per vedere da vicino come viene applicata in Italia la legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza.

L’ospedale, va detto, offre forse il miglior servizio di I.v.g. nel centro-sud, ma nonostante il lavoro svolto alcune problematiche sono evidenti. Primo tra tutti l’attesa, il reparto si trova all’esterno del padiglione di ginecologia, bisogna scendere una scalinata in ferro, come quelle di emergenza, e accedere da una porta a vetri in un piano interrato, il posto sembra quasi nascosto alla vista.

Inoltre la fila inizia a formarsi alle cinque del mattino, ma il reparto apre solo alle otto. Per tre ore tutte le ragazze che vengono mandate qui aspettano in mezzo alla strada sedute sul marciapiede di fronte all’ingresso per non perdere la precedenza. Estate o inverno è la stessa cosa.

Nonostante questo, alcune ragazze dicono di essere state mandate lì appositamente da amiche o centri di analisi per la serietà con cui viene svolto il servizio di Ivg. Una ragazza dice: “A Roma quasi tutti gli ospedali sono pieni di obiettori, qui mi hanno detto non è così”.

L’obiezione è forse uno dei maggiori ostacoli alla completa applicazione della legge 194. Come spiega bene la ginecologa e presidentessa dell’associazione Laiga, dott.ssa Silvana Agatone, l’onere di far rispettare la norma non ricade sulle strutture ospedaliere ma sui medici non obiettori: “Negli ospedali, ovviamente non in tutti, c’è questa prassi per cui se non sei obiettore l’I.V.G. spetta a te e questo pregiudica la carriera di quel medico perché farà solo quello”.

Ma non sono solo i medici a obiettare. “In Italia – continua la dott.ssa Agatone –  nel 2005 i medici obiettori erano il 50%. Nel 2013 la media è arrivata al 70%. Ma non obiettano solo i medici, accanto a loro ci sono anche anestesisti e personale non medico. La mia preoccupazione è che a breve si arriverà al 100% di obiezione. Mi domando cosa accadrà allora?”.

Il Consiglio d’Europa qualche giorno fa ha ripreso l’Italia per la difficoltà di applicazione della legge 194 negli ospedali proprio a causa dell’eccessiva obiezione. La pronuncia è arrivata dopo due riserve sollevate di fronte all’istituto europero dalla Cgil e da alcune associaizoni tra cui Laiga.

Il ministro Lorenzin ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla bocciatura europea dicendosi dispiaciuta perché le cose sono cambiate: “I dati presi a riferimento dall’Europa sono vecchi, risalenti al 2013, nel frattempo le cose sono migliorate”.

I dati del 2013 – In Italia le donne che sono ricorse all’I.V.G. nel 2013 sono state 102.644, il 5% in meno rispetto al 2012 (107.192 I.V.G.).

La prima regione d’Italia per numero d’interventi è la Lombardia dove si effettuano 16.680 operazioni. Secondo il Lazio con 11.301 interventi. Ultima la Val D’Aosta con 252 interventi l’anno.

Questi dati confermano che l’Italia è uno dei paesi Ue con il più basso livello di abortività volontaria: 7,6 donne ogni mille. Inoltre si conferma il trend in continua diminuzione dal 1983 (234.801 I.V.G. l’anno) ad oggi (ultimi dati del 2013).

Nel 2013 in Italia delle 630 strutture ospedaliere con reparto di ostetricia ginecologia solo 403 effettuano l’I.V.G., cioè il 64% del totale. Inoltre l’Italia si conferma il paese dei medici obiettori: gli ultimi dati parlano del 70% tra i medici ginecologi, del 47,5% fra gli anestesisti e del 45% fra il personale non medico.

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