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Lui e la sua Olanda hanno cambiato per sempre il mondo del pallone. Un ribelle su un rettangolo verde, il profeta del calcio totale. D’altronde soltanto una leggenda poteva riuscire a rendere mitico un numero come il “14”, solitamente destinato alle riserve. Johan Cruijff, il Pelè bianco, come lo definì Brera, è morto a Barcellona all’età di 68 anni. Era malato di cancro ai polmoni da tempo. A darne la notizia il suo sito ufficiale. Una perdita enorme per il mondo del pallone, che piange uno dei fuoriclasse più grandi della storia.

Il talento olandese è stato senza ombra di dubbio uno dei più grandi di tutti tempi. E il suo palmares di vittorie parla chiaro. Premiato per tre volte con il Pallone d’oro, vince anche tre coppe dei Campioni e un’Intercontinentale. Negli anni ’70 è stato il simbolo dell’Ajax e poi in Spagna, con la casacca blaugrana del Barcellona. Brillantissima anche la sua carriera da allenatore, che ha ripercorso in parte le tappe di quella da calciatore. Prima con i Lancieri di Amsterdam negli anni ’80 ha conquistato due coppe d’Olanda e due coppe delle Coppe. Poi l’arrivo-ritorno in Catalogna: con il Barça vince 4 campionati, una coppa di Spagna, una coppa Coppe, e soprattutto una coppa dei Campioni e una Supercoppa Europea.

Personaggio spigoloso, non certo simpatico, a volte un po’ arrogante, i suoi giudizi non erano mai banali e sempre molto diretti. Lascia un’immensa eredità sportiva come calciatore e come allenatore. Rivoluzionario in campo, con la sua classe cristallina e il numero “14” sulle spalle: un intimo riferimento al primo successo della sua carriera (aveva 14 anni quando vinse con l’Ajax il suo primo titolo giovanile), ma che poi divenne anche il simbolo del “calcio totale”. Andare oltre i ruoli prestabiliti, superare quella numerazione da 1 a 11 che agli splendidi “Oranje” degli anni ’70 stava decisamente stretta, viste le loro evoluzioni in campo. Rivoluzionario anche in panchina, con il suo calcio spettacolare e offensivo, padre del tiki-taka poi reso celebre da Pep Guardiola, suo discepolo. E lui era ben consapevole di aver lasciato un segno indelebile nella storia di questo sport. Una delle sue citazioni più celebri tratteggia alla perfezione il suo personaggio e nello stesso tempo ci consegna un’incontrovertibile verità: «Non penso che arriverà il giorno in cui, quando si parla di Cruijff, la gente non saprà di cosa si stia parlando». Come dargli torto.

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