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Licio Gelli è morto ieri nella sua casa di Arezzo all’età di 96 anni. Il maestro venerabile della P2, la loggia massonica segreta accusata di essere eversiva, era nato a Pistoia il 21 aprile 1919. È stato protagonista delle trame oscure che hanno contrassegnato la storia della Repubblica italiana nell’ultimo mezzo secolo, dopo essere stato detenuto in Svizzera e in Francia, e dopo gli arresti domiciliari a villa Wanda per scontare la condanna a 12 anni per la bancarotta dell’Ambrosiano.

Figlio di un’umile famiglia, Licio Gelli partì volontario con la spedizione delle camicie nere mandate in Spagna da Benito Mussolini in aiuto di Francisco Franco. Proprio in Spagna perse in battaglia il fratello maggiore Raffaello. Nel 1939 tornò in Italia e collaborò con la federazione fascista di Pistoia, scrivendo nel settimanale locale, «Il Ferruccio», la sua esperienza di guerra. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica di Salò e divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich. Quando tuttavia la vittoria della guerra cominciò a rivelarsi impossibile per i nazifascisti, Gelli passò a collaborare con alcuni partigiani. Durante la seconda guerra mondiale, Gelli fu protagonista di un episodio dai contorni leggendari, che negli anni Novanta è stato ricostruito dal giornalista Gianfranco Piazzesi. Nel luglio 1942 come ispettore del Partito Nazionale Fascista, gli sarebbe stato affidato il compito di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia: 60 tonnellate di lingotti d’oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari, 2 milioni di sterline che il Servizio Informazioni Militare aveva requisito. Nel 1947 il tesoro venne restituito ma all’appello mancavano 20 tonnellate di lingotti, che Gelli avrebbe trasferito in Argentina. È stato ipotizzato che parte di queste 20 tonnellate sarebbero tra i preziosi ritrovati nelle fioriere di villa Wanda, ma Gelli ha sempre smentito questa accusa. È stato ipotizzato anche che alla fine degli anni Cinquanta Gelli sia stato arruolato nella Cia, su raccomandazione dei servizi segreti italiani; ma anche questa voce non ha avuto conferme ufficiali o autorevoli.

Certo è che Gelli ha sempre potuto contare su amicizie importanti per la sua scalata all’interno della massoneria. Tra queste amicizie il Maestro Venerabile della Loggia P2 ha sempre pubblicamente rivendicato quella con il leader argentino Juan Domingo Peron. Vissuto per molto tempo dietro le quinte, il nome di Licio Gelli balzò agli onori della cronaca il 17 marzo 1981 quando una perquisizione della polizia, su ordine della magistratura di Milano, nella sua villa a Castiglion Fibocchi (Arezzo) portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate, funzionari pubblici, professionisti, imprenditori, politici, ministri, giornalisti e personalità varie aderenti alla Loggia segreta P2.

In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra; poi riuscì ad evadere dalla prigione e fuggì in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. La scoperta della lista degli aderenti alla P2 creò uno scandalo nazionale, con forti ripercussioni sulle istituzioni pubbliche e non lasciò immune neppure la massoneria ufficiale. La corte centrale del Grande Oriente d’Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l’espulsione di Gelli dall’ordine massonico. Il Parlamento approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981) venne creata una commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Tina Anselmi (Dc), che riferì alle Camere dopo due anni e mezzo di lavori, concludendo che la P2 di Gelli era stato «un elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante», oltre a sottolineare «un disegno generale di innegabile valore politico». Con Stefano Delle Chiaie e Francesco Pazienza, Licio Gelli è stato coinvolto nel processo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite. Con la sentenza definitiva di Cassazione sulla strage di Bologna, il 23 novembre 1995 Gelli è stato condannato per depistaggio. Nel 1994 fu condannato a 12 anni di carcere dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (era stato accertato un «buco» di 1,3 miliardi di dollari).

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