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Quella sera la Rokkoteca Brighton di Settignano era come al solito umidiccia e fumosa. Dentro, qualche decina di persone. Sul palco, un gruppo di ventenni toscani. Niente di particolare, insomma. Apparentemente quella del 6 dicembre 1980, nell’allora tempio dell’underground fiorentino, era una serata come tante. Se non fosse che ad esibirsi c’era un gruppo che poi nei trentacinque anni successivi di strada ne avrebbe fatta. E tanta.

Una storia, quella dei Litfiba, iniziata in una cantina, come nei più classici dei cliché legati al rock. La prima “sala prove” era infatti uno scantinato affittato in via De Bardi. Ma la band, agli esordi formata da Piero Pelù (voce), Federico Renzulli (chitarra), Gianni Maroccolo (basso), Antonio Aiazzi (tastiere) e Francesco Calamai (batteria) (poi sostituito da Ringo De Palma), la utilizzava anche come punto di ritrovo. Una fucina di idee, musica, suoni e un luogo di sperimentazione. Prima post-punk, poi dark e new wave, per poi sfociare in un rock elegante e ricercato, come quello dell’album d’esordio del 1985, Desaparecido. Tanti i pezzi memorabili di quel lavoro: Eroi nel vento, Istanbul e la title-track Desaparecido. Sono forse questi gli anni più creativi del gruppo. Grazie alla voce da sciamano e i testi ermetici di Pelù, le melodie della chitarra di Renzulli, il basso vulcanico di Maroccolo e le tastiere precise e pulite di Aiazzi, la band raggiunge a metà anni ’80 l’apice della propria espressività artistica. E non è un caso che l’album “17 Re”, uscito nel 1987, sia considerato una vera e propria pietra miliare nella storia del rock italiano. Brani come Resta, Apapaia e Come un Dio diventeranno pezzi simbolo per tutti i fan della band toscana. Nel frattempo i cinque iniziano a farsi conoscere e a girare l’Italia. I primi successi portano anche le prime tensioni all’interno della band. I dissapori che fino a quel momento avevano esaltato le qualità dei singoli, con l’album del 1988 “Litfiba 3” fanno emergere tutte le contraddizioni. Nonostante ciò, il risultato è notevole con brani di assoluto valore come Santiago, Tex, Lousiana e Paname. Ma è evidente che dentro la band ci sono due fazioni: c’è chi spinge verso un rock più classico (Renzulli e Pelù) e chi, invece, vorrebbe proseguire sulla strada della sperimentazione musicale (Maroccolo). L’epilogo non può che essere la separazione, segnata dall’uscita dell’album live-studio Pirata che si può considerare il primo vero successo commerciale dei Litfiba.

litfiba anni 80
Una delle prime formazioni dei Litfiba

Da qui in avanti la storia cambia. I Litfiba diventano di fatto un duo, Piero Pelù e Ghigo Renzulli, al basso arriva Roberto Terzani e lo scomparso Ringo De Palma viene sostituito da Daniele Trambusti. Aiazzi rimane alle tastiere come collaboratore e viene inserito anche il percussionista Candelo Cabezas. La band svolta nettamente verso un rock melodico e barricadero, dove la chitarra di Renzulli ha un ruolo predominante e i testi diventano più diretti, lasciando da parte l’ermetismo dei primi tempi. Arrivano gli album El Diablo (1990), con pezzi come Proibito e appunto El Diablo, Terremoto (1993), con la splendida Fata Morgana (il lavoro più “duro” della band ispirato all’inchiesta Mani pulite), poi Spirito (1995) con Lacio Drom e Animale di zona, e Mondi Sommersi (1997), con i celebri singoli Regina di Cuori e Sparami. Tutti dischi dal grande successo commerciale che consacrano i Litfiba come la band rock italiana per eccellenza. E non solo per le vendite e i numeri dei concerti, ma soprattutto per lo stile: la ricerca di melodie mediterranee applicate al rock, percussioni, testi caldi e dalla forte connotazione politica, ne fanno probabilmente il più fulgido esempio di “via italiana al rock”. Ma qualcosa comincia a scricchiolare. Iniziano a girare voci su dissapori tra Renzulli e Pelù. Voci che poi vengono confermate dai fatti e soprattutto da un album, Infinito (1999), dove i Litfiba toccano probabilmente il loro punto più basso, nonostante il record di vendite. Il tour successivo che promuove l’album segna la separazione del duo: Renzulli andrà avanti con un nuovo cantante Gianluigi Cavallo, mentre Pelù intraprende la carriera solista. Una separazione dolorosa, dovuta soprattutto al progressivo deterioramento del rapporto personale tra i due.

Passano dieci anni, con tanti alti e bassi per entrambi. I Litfiba escono con tre album, Elettromacumba (2000), Insidia (2001), il lavoro più apprezzato del post-separazione, ed Essere o sembrare (2005). Nel 2006 arriva però una nuova svolta: Gianluigi Cavallo decide di uscire dal gruppo. A Ghigo Renzulli non resta che prendere tempo per provare a ricomporre i pezzi e riparte con Filippo Margheri, un cantante proveniente dall’underground fiorentino. Il nuovo progetto non decolla e nel 2009 la band sospende le attività. Ma nello stesso anno i Litfiba risorgono: l’11 dicembre viene ufficializzata la reunion tra Ghigo e Piero. L’avventura rinizia. Negli anni successivi arrivano tour a ripetizione e tre album di cui uno in studio, Grande Nazione (2012) e due live “Stato libero di Litfiba” (2010) e “Trilogia” (2013), testimonianza del tour della band con i componenti degli anni ’80. Gli stessi degli esordi, proprio come trentacinque anni prima alla Rokkoteca Brighton.

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