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Mentre i leader mondiali cercano di trovare un accordo, l’Oms lancia l’allarme sui cambiamenti climatici “killer”. Malnutrizione, malaria, diarrea, colpi di calore. Problemi che già oggi fanno 7 milioni di vittime ogni anno, ma che con i cambiamenti climatici diventeranno ancora più letali, con il conto dei morti che salirà di 250mila unità l’anno dopo il 2030. La previsione è dell’Oms, che in occasione della conferenza di Parigi ha aggiornato il suo ‘fact sheet’ sulle conseguenze per la salute dei cambiamenti climatici.

Secondo i calcoli, 38mila morti in più saranno dovute ai colpi di calore tra gli anziani, 48mila alla diarrea, 60mila alla malaria, che approfitterà dell’accresciuto habitat naturale per le zanzare portatrici dei patogeni, e 95mila alla malnutrizione infantile. Ai costi sanitari attuali si aggiungeranno fino a 4 miliardi di dollari l’anno. L’aumento delle temperature, spiegano gli esperti, oltre alle morti causate dalle ondate di calore, alza il livello di ozono e altri inquinanti nell’aria, con effetti sulle malattie respiratorie, a partire dall’asma, e cardiovascolari. “L’aumentata variabilità delle piogge – aggiunge l’Oms – avrà invece effetti sull’accesso all’acqua potabile. Senza acqua aumenta il rischio di malattie diarroiche, che già ora uccidono 760mila bambini ogni anno sotto i 5 anni.

La siccità inoltre porta a una diminuzione della produzione di cibo, con conseguente malnutrizione«. Oltre alla siccità saranno poi da temere anche le inondazioni, che stanno aumentando per frequenza e intensità. “Le inondazioni contaminano le forniture di acqua potabile, aumentando il rischio di malattie derivanti dall’acqua malsana, e preparano un terreno perfetto per gli insetti che portano malattie come le zanzare. Sono anche causa di annegamenti e distruggono i servizi medici rendendo difficili gli approvvigionamenti”. Le più a rischio, sottolinea l’organizzazione, sono le popolazioni che vivono nelle aree costiere o sulle isole, anche se tutti verranno toccati dagli effetti dei cambiamenti climatici, in misura diversa a seconda della latitudine e del tenore di vita. “I bambini, in particolare quelli dei paesi più poveri, sono tra i più vulnerabili ai rischi per la salute, anche perchè vi saranno esposti per più tempo – spiega il documento -. Gli effetti peggiori saranno anche per gli anziani e per chi già soffre di qualche condizione medica”.

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