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Sono diventati il nemico giurato degli atenei. Da quando con l’introduzione della riforma Gelmini, detenere un numero troppo elevato di studenti fuori corso causa un taglio sostanziale al Ffo (fondo di finaziamento ordinario) le Università si sono ingegnate per cercare i modi più disparati per incentivare gli studenti a terminare il loro percorso di studi nei tempi previsti. Lo strumento più utilizzato è l’aumento delle tasse, ma atenei come La Sapienza di Roma hanno pensato di “dirottare” i fuori corso verso la propria università telematica, la Unitelma che possiede corsi in Economia e Giurisprudenza.

I fuori corso in Italia sono un vero e proprio esercito che conta quasi il 40% degli iscritti agli atenei italiani: ben 700 mila su 1,6 milioni di universitari. Numeri che oltre far scattare il campanello d’allarme sugli aspetti didattici e organizzativi del sistema universitario, rappresentano un guaio per i bilanci delle università. Perché con l’entrata a regime della riforma Gelmini la quantità dei fuori corso incide per circa il 20% del fondo ordinario destinato alle università, con conseguenti perdite significative di soldi per quegli atenei che ne possiedono una quota troppo elevata. I rimedi studiati dagli atenei per attenuare il fenomeno sono tantissimi. Alcuni propongono lezioni specifiche, mentre altri (la maggior parte) utilizzano la leva della tassazione, aumentando le rette fino anche al 50% per gli studenti più ritardatari.

la sapienza
L’università “La Sapienza” a Roma

Una tendenza che ormai sembra essersi diffusa è anche quella di abbassare il livello di difficoltà degli esami per favorire la fine del percorso. Ma ci sono anche università che hanno pensato di spostare sul web gli studenti fuori corso. Ed è la strada che pare aver preso La Sapienza, spingendo in qualche modo gli studenti verso il suo “braccio” digitale, la Unitelma. Questa università, ovviamente, non nasce con questo intento e come tutte le università telematiche ha l’obiettivo di aiutare a conseguire la laurea alle persone che per i più svariati motivi non possono vivere in pianta stabile a Roma. Il tentantivo di agevolare questo passaggio pare, però, evidente: chi lascia La Sapienza per approdare alla Unitelma, paga solo 800 euro di tasse all’anno. Tuttavia, il transito degli studenti attualmente sembra bloccato. Forse anche perché passare da un’università all’altra può costare il mancato riconoscimento di qualche esame.

Gli atenei, dunque, le provano tutte per limitare la “piaga” dei fuori corso e andare a prendersi una fetta più grande possibile del Ffo. Ma più che arginare il fenomeno, la soluzione migliore potrebbe essere eliminarlo, ristrutturando completamente il sistema universitario italiano e non prevedendo questo status per gli studenti. Esattamente come accade nelle università francesi e britanniche, dove gli studenti sono messi in condizione di seguire e portare avanti gli studi in maniera adeguata e secondo i tempi stabiliti.

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