Francia, la vendemmia dei precari

Ogni anno giovani di tutta Europa lavorano nei vigneti d'oltralpe

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Incuriosito dall’ennesimo amico che me ne parlava, e allettato all’idea di guadagnare una buona paga in quindici giorni, quest’estate sono andato a vendemmiare in Francia. Il risultato è stato meno redditizio del previsto, sotto l’aspetto economico, ma migliore delle aspettative sotto quello umano.

Trovare lavoro è stato abbastanza semplice, l’importante è parlare un po’ di francese. La via più semplice, se non si conosce qualcuno, è internet. Il corrispettivo dell’ufficio di collocamento italiano, il Pole Emploi, ha un sito intuitivo e ricco di offerte di ogni genere. Basta inserire la mansione e la zona per trovare un lungo elenco di lavori. Qui torna utile la lingua, perché nonostante il sito suggerisca di inviare mail è meglio telefonare. Dopo dieci mail inviate in tre giorni senza avere risposta ho deciso di alzare la cornetta e alla prima chiamata ho trovato lavoro. La conversazione è stata velocissima, Tristan, il proprietario del vigneto, mi ha subito confermato il posto, unica richiesta: inviargli una mail con allegata copia del documento, della tessera sanitaria (per il codice fiscale) e CV (che ovviamente non ha letto). Fatto, lavoro trovato.
Come ogni lavoro stagionale il consiglio è cercare le offerte per tempo, meglio per i primi di agosto, altrimenti si trovano quelle meno vantaggiose. E così è stato per me, infatti. Le offerte migliori in questo settore non sono quelle più redditizie – il salario varia di pochi centesimi, tutti offrono il minimo sindacale 9,77€ l’ora, che per noi è già molto – ma quelle che offrono vitto e alloggio. Alcuni vigneti infatti mettono a disposizione dormitori ai propri dipendenti e il pranzo a metà giornata. Chi le trova torna a casa con lo stipendio pieno, perché non dovrà pagarsi né da mangiare né da dormire.

IMG_1525Due giorni dopo, la partenza. Carico due giovani che da Torino andavano a Lione per il mio stesso motivo con car-sharing. In Francia non ero mai andato in macchina prima e credo che non lo farò mai più in futuro, arrivato al confine la prima brutta sorpresa. Attraversare il traforo del Frejus è come andare in gioielleria, costa 44,20€ all’andata. Al ritorno, invece, costa meno, 43,50€. Boh, forse il versante francese è più corto?
Una volta a Lione scarico i due passeggeri, loro erano diretti in un vigneto a nord della città, a Beaujolais, io invece a sud verso Vienne, una bella cittadina sul Rodano, di centomila persone, fondata dai romani, che custodisce gelosamente un piccolo tempio classico. Il paese dove si trova il vigneto è Condrieu, una località di 5mila anime. Tutta la zona produce due sole cose, vino di qualità – i vigneti si perdono a vista d’occhio – e energia elettrica. Lungo il tratto del Rodano che va da Vienne a Marsiglia ci sono una raffineria, una centrale idroelettrica e due nucleari.

ImmagineMa concentriamoci sul vino. Senza saperlo, per mia fortuna, il vigneto che avevo scelto produce un vino di qualità, il Cote Rôtie, del quale questi francesi vanno molto fieri. Dopo la prima notte passata a dormire in macchina di fronte al cancello della tenuta, alle otto del mattino ero puntuale in azienda, pronto (non tanto) per la prima giornata di lavoro. Arrivo e mi presento ai colleghi, non ci sono ancora tutti. Conosco Tristan, uno dei proprietari, si presenta e facciamo due chiacchiere, poche parole prima di fare una presentazione generale davanti a tutti. Il posto è molto carino, l’azienda è una tenuta di quasi 8 ettari che si stende sul fianco di una collina che guarda a sud-est verso il sole. Proprio ai piedi della tenuta, a un centinaio di metri, scorre tranquillo il Rodano. Tutta l’area è all’interno del parco naturale del Pilas. Solo una cosa rompe l’incanto del posto, guardando dalla tenuta a sud lungo il percorso del Rodano, qualche chilometro da dove mi trovavo, svettano due grossi edifici in cemento armato. Sono i reattori della centrale nucleare.

Vendemmia 2Tristan fa il suo discorso di presentazione e spiega a tutti come si svolge il lavoro. Non essendo tutti francesi, alcuni non capiscono. Oltre a me di stranieri c’era un altro italiano, due spagnoli, una cinese e una malgascia. In tutto eravamo 18 persone, più la famiglia dei proprietari, padre, madre e due figli. Tutti molto simpatici. Durante la spiegazione ho fatto da intermediario per i spagnoli e dopo qualche momento di incomprensione sono riuscito a fargli capire il da farsi. Nulla di più facile: prendere un secchio, le forbici, distribuirci nel vigneto uno per filare, tagliare un grappolo alla volta, pulirlo di tutte le impurità, metterlo nel secchio e una volta pieno, svuotarlo nelle casse. Tutto qui. A quel punto mancava solo una cosa, la firma del contratto. Tristan ci fa mettere in fila indiana, spiega le condizioni e ce lo fa firmare. Si lavora per dieci giorni, in turni di otto ore, pagate 9,77€ l’una. Si comincia alle otto del mattino e si finisce alle cinque di pomeriggio, con un’ora di pausa a pranzo, da mezzogiorno a l’una. I dieci giorni successivi, quindi, sono andati avanti a questo ritmo, tutto il giorno su e giù per il vigneto a tagliare, selezionare e ammassare uva, senza fretta, parlando di tutto con i colleghi, immersi nel verde della natura tutta intorno.

Dopo la prima notte passata in auto, la necessità era trovare un alloggio. Avendo trovato lavoro all’ultimo momento non mi ero organizzato per dormire, confidavo però nella solidarietà dei colleghi. Fiducia ben riposta. Durante la pausa pranzo del primo giorno, l’argomento più dibattuto dal gruppo è stato proprio l’alloggio. A quanto pare non ero il solo ad esser partito senza una meta. Tra i colleghi, per fortuna, c’era un gruppo organizzatissimo di cinque ragazzi del nord della Francia, di qualche cittadina nei dintorni di Parigi – il nome me lo hanno ripetuto più volte ma non lo ricordo. Loro mi hanno consigliato di prendere una piazzola nello stesso campeggio in cui erano sistemati, a un paio di chilometri dal vigneto. Cosa che ho fatto assieme ai due ragazzi spagnoli e alla giovane cinese, anche loro nella mia situazione. Andato a parlare con i proprietari del campeggio, scopro che il posto ha delle tariffe speciali per i stagionali: 13,50€ a piazzola. La piazzola era un lembo di terra cinque per cinque in cui potevano entrare più di quattro tende. Noi ce ne abbiamo messe tre a quel prezzo. In questo modo ho ammortizzato il costo del traforo. Mi mancava la tenda però. Per questo devo ringraziare Massimo, il collega italiano, che si è offerto di prestarmi la sua per il periodo della vendemmia. Favore del quale ancora lo ringrazio.

VignaAlla fine di questo viaggio mi sento di dire che la vendemmia è una bellissima esperienza sotto vari aspetti. Il primo ovviamente sono i soldi, al termine del lavoro ho guadagnato in sette giorni poco più di cinquecento euro. L’offerta trovata parlava di dieci / quindici giorni di lavoro. In realtà ne abbiamo fatti solo sette. Questo vuol dire che ho guadagnato la metà di quanto previsto. Quindi non fate calcoli prima di partire, potreste rimanere delusi e soprattutto non fate affidamento sulla cifra che avete calcolato, perché non sarà la stessa. Altro aspetto positivo è ovviamente lavorare in un contesto internazionale, dove ci si confronta con giovani e non di diverse provenienze, svolgendo una mansione semplice che impone di parlare il più possibile con gli altri per ammazzare il tempo che altrimenti sarebbe immobile. E poi ancora essere in un altro paese che rende ogni giorno, anche di lavoro, un giorno di vacanza. Lavorare all’aperto e in un paesaggio come quello delle valli del Rodano, forse l’aspetto più bello. Poi c’è ancora la lingua, durante le due settimane mi sono trovato a parlare in Francese, Inglese e Spagnolo durante la stessa conversazione.

Per concludere, di questi dieci giorni ho un ricordo piacevole, per chi non è abituato come me a lavorare all’aperto questa è una esperienza da provare. Non è necessario lasciare tutto e andare a vivere in campagna per imparare ad apprezzare la natura, si può anche dedicare due settimane l’anno a fare la vendemmia, il risultato è del tutto simile.

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