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di Catia Demonte

I cinque riti tibetani sono degli esercizi a corpo libero che furono ideati da Peter Kelder e pubblicati in prima battuta nel suo opuscolo “The Eye of Revelation” intorno agli anni ‘30, successivamente ristampato anche in lingua italiana dalle Edizioni Mediterranee con il titolo “I cinque tibetani”. Poco è dato conoscere del suo autore che sappiamo essere vissuto negli Stati Uniti, presso una famiglia adottiva olandese. Durante il periodo dell’adolescenza, andò via di casa per girare il mondo, diventando un uomo molto colto, appassionato di libri e un grande oratore. Kelder nel suo libro, ci parla di un certo colonnello Breadford, uno pseudonimo quest’ultimo utilizzato per descrivere una persona realmente conosciuta ed incontrata nel Sud della California, il quale gli avrebbe tramandato questi cinque riti. Il colonnello sosteneva che il segreto della “fonte dell’eterna giovinezza” fosse custodito dai monaci di un misterioso monastero nella regione himalayana e consistesse nella pratica di cinque esercizi insieme ad alcuni consigli sullo stile di vita e sull’alimentazione. Dopo qualche pubblicazione, il libro non fu più ristampato, ma ritornò all’apice del successo nei paesi occidentali a partire dagli anni ’80, fino a contare più di 7 milioni di copie vendute.

Prima di andare a vedere singolarmente ciascun rito, occorre fare una premessa e dirvi che il nostro corpo è formato da sette centri energetici o chakra. Ognuno di essi, anche se impercettibile ai nostri occhi, è un campo elettrico molto potente ed ha il proprio centro in una delle sette ghiandole a secrezione interna del sistema endocrino. A sua volta, ciascuna di esse va a regolare tutte le funzioni del nostro corpo. Quando tutti i chakra ruotano alla stessa velocità e molto rapidamente, siamo in perfetta salute; al contrario, se uno o più di questi rallentano ha inizio la cosiddetta fase di invecchiamento fisico.

I sette “chakra” del nostro corpo

I cinque riti che andremo a descrivere a breve, vanno ripetuti 21 volte al giorno, iniziando da tre ripetizioni al giorno durante la prima settimana. Poi, ad ogni settimana successiva, aggiungiamo due esecuzioni fino ad arrivare a 21. Quindi procedete per gradi e ascoltate il vostro corpo senza avere fretta di raggiungere l’obiettivo.

PRIMO RITO:
In piedi, allargate le braccia con i palmi rivolti verso il basso e ruotate su voi stessi in senso orario senza spostarvi dal punto di partenza. Mentre effettuate il rito respirate e concentrate la vostra attenzione sui piedi che poggiano a terra. Questo vi aiuterà a sentirvi più saldi interiormente. Mentre per attenuare quella normale sensazione di capogiro, potete mettere a fuoco un punto davanti a voi. Non vi preoccupate perché la vertigine verrà avvertita sempre meno con il progredire del vostro allenamento.

SECONDO RITO:
Il secondo esercizio si svolge sdraiati a terra in posizione supina, con le braccia distese lungo i fianchi e i palmi poggiati al pavimento con le dita unite. A questo punto, sollevate la testa ripiegando il mento sul petto e portate le gambe, senza piegare le ginocchia, in posizione verticale. Poi lentamente riportate a terra sia il capo che le gambe. Assicuratevi inoltre di tenere un ritmo di respirazione: inspirate quando sollevate ed espirate quando ritornate a terra. Qualora non riusciate immediatamente ad eseguire l’esercizio con le gambe tese, non vi preoccupate. Potete aiutarvi piegando un pò le ginocchia all’inizio e vedrete che con il passare dei giorni sarete in grado di eseguirlo al meglio.

TERZO RITO:
E’ molto semplice il terzo rito ed è utile per eliminare le distrazioni e concentrarsi su noi stessi. Vi mettete inginocchiati sul pavimento con la schiena eretta ed appoggiate i palmi delle mani sui muscoli delle cosce. Inspirando, portate in avanti il capo, il collo e poggiate il mento sul petto. Mentre successivamente, inspirando, inclinate la testa all’indietro inarcando la schiena al massimo.

Uno dei “cinque tibetani”

QUARTO RITO:
Anche in questo quarto esercizio teniamo a mente che anche se all’inizio può sembrarci difficoltoso, la nostra pratica costante renderà tutto semplice in tempi brevi. Per prima cosa sedetevi a terra, con le gambe distese davanti a voi e divaricatele portando i piedi alla distanza delle spalle. I palmi delle mani con le dita verso i piedi sono poggiate al pavimento di fianco ai glutei. Piegate il mento sul petto e portate il capo indietro fin dove è possibile e con le braccia solleviamo il corpo in modo che le ginocchia si pieghino. Con il busto eretto avrete formato un ponte e poi vi rilassate tornando giù. Ricordate di inspirare quando sollevate il corpo ed espirate al ritorno.

QUINTO RITO:
Il quinto ed ultimo rito va eseguito con il corpo rivolto al pavimento. Sostenete il corpo con le mani e le dita dei piedi flesse, braccia e gambe rimangono tese ed inclinate la testa all’indietro quanto vi è possibile. Senza spostare mani e piedi da terra, salite con il bacino e sollevate il corpo fino a formare una “V” rovesciata. Allo stesso tempo poggiate il mento sul petto. Per la respirazione seguite il ritmo dei riti precedenti: inspirate quando sollevate ed espirate nel momento in cui vi abbassate.

Sappiate che la pratica di questi cinque riti nell’ordine in cui ve li abbiamo descritti ha un senso, ossia essi funzionano se eseguiti uno dopo l’altro, al mattino o alla sera, a seconda della vostra preferenza. Fare questi esercizi appena svegli sicuramente darà alla nostra giornata ritmo ed energia, mentre alla sera concilierà il sonno ed il rilassamento. Nel caso in cui non riusciate fin dall’inizio ad eseguirne uno o più, potete saltarlo e passare a quello successivo finchè con la pratica il vostro corpo non si scioglierà. La cosa più importante che ci dice il colonnello nel suo libro è “Non devi in nessun caso affaticarti. Sarebbe controproducente. Esercitati semplicemente quanto ti è possibile e aumenta gradatamente”.

Buon allenamento e fateci sapere come procede la vostra pratica.

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