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“Ogni maledetta domenica si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini”, per la mia generazione il football americano è tutto in quella frase, in Al Pacino e in uno spogliatoio pieno di omoni commossi. I film creano il mito, ma poi in concreto, qualcuno in Italia a football ci gioca?

La risposta è si, nel nostro paese ci sono più di 100 squadre, una di queste sono i Titans Romagna, formazione di serie A2 appena qualificata ai playoff per tentare la scalata alla massima divisione. Siamo andati a Forlì a vedere come si preparano alla sfida di post season con i Blue Storms di Busto Arsizio e a conoscere meglio il mondo del football in Italia. Ci accoglie Fabio Fiordoro, presidente e fondatore del team: “Il football italiano si gioca dagli anni ’80, noi come Titans siamo partititi 16 anni fa e ancora abbiamo tutto l’entusiasmo per continuare”. Il campionato di seconda divisione si divide in gironi da 5 squadre, le prime due si qualificano ai playoff per accedere alla serie A che invece è composta da sole 12 squadre. “In questi anni abbiamo girato l’italia, 4 volte in Sicilia e in generale posso dire che di chilometri ne abbiamo fatti”. Quest’anno la trasferta più lunga è stata Pisa, ma se dovessero continuare il loro cammino nei playoff chissà che non si renda necessario qualche viaggio più impegnativo.

titans forlì 3Come in tutti gli sport affrontare una stagione agonistica ha i suoi costi. “Ogni anno prevediamo spese intorno ai 20-30mila euro – ci ricorda Fiordoro – oltre alle trasferte, quello che costa sono le attrezzature, vestire un ragazzo con tutto il necessario può costare più di 300 euro, spese che affrontiamo interamente noi, ai giocatori chiediamo solo una quota simbolica ad inizio stagione per aiutare un po’ il bilancio”. Esistono anche i campionati giovanili, under 16 e under 19, ma recrutare ragazzi che vogliano giocare è difficile. “Purtroppo non abbiamo grande richiamo, poi in una realtà “fighetta” come Forlì è ancora più dura – ammette il presidente – andiamo anche nelle scuole, ma sinceramente si tira fuori poco, a memoria non ricordo più di due o tre ragazzi che si siano avvicinati al football attraverso le attività che facciamo nelle scuole”.

Il football nasce in America ai primi del ‘900 come emanazione del Rugby. “All’inizio non esistevano caschi o armature, si giocava senza niente, poi si è corso ai ripari – la domanda sull’equipaggiamento era d’obbligo – il fatto di aver introdotto il lancio in avanti ha trasformato anche gli impatti, che essendo frontali sono diretti e molto dolorosi, giocare senza protezioni sarebbe una follia, anche se in America ancora qualcuno lo fa”. Il rapporto con il rugby incuriosisce: “Sicuramente non siamo in concorrenza con loro, non è nemmeno pensabile fare un paragone, loro hanno il richiamo dato dalla tv, dal 6 nazioni e da tutto il circo mediatico, noi possiamo contare solo sulle nostre forze”.

titans forlì 2Il ciclo di vita di un giocatore è simile a quello di un calciatore, il meglio lo si da tra i venti e i trent’anni, anche se per regolamento si può giocare molto di più: “la regola parla di un limite di 42 anni, anche se con una deroga si può arrivare a 46, noi abbiamo in squadra un “ragazzo” – ride – di 45″. Il discorso cambia radicalmente se parliamo di professionisti americani, dove i fisici sottoposti a preparazioni disumane reggono molto meno: “Quelli sono superatleti, sono completi in tutto, la preparazione atletica di un pro Nfl non si può paragonare con nessun altro sport al mondo”.

I giocatori americani arrivano in Europa, magari a fine carriera, anche se possono giocare solo nei campionati di serie A: “Da noi non è permesso, mentre le squadre di prima divisione possono tesserare due stranieri, di norma americani. Che di solito vengono volentieri in Europa, anche per poco, perché per loro è un’esperienza di vita”. Bisogna infatti pensare che questi ragazzi escono dal college per entrare subito nel professionismo, le possibilità di evasione da quel mondo sono davvero poche. La figura più affascinante del football è quella del quarter back, di solito bellissimo nei film, è davvero al centro delle squadre: “E’ il colonnello che guida le truppe in campo”, lapidario Fiordoro.

titans forlìIn Italia per provare a diffondere il gioco si sta introducendo il flag footbal, una sorta di gioco soft, in cui al contatto fisico si sostituisce il furto di una “flag” che ogni giocatore indossa nella cinta dei pantaloni. Si gioca in squadre miste anche con le donne, e la cosa sta iniziando a prendere piede tanto che alcuni dei ragazzi dei Titans hanno inaugurato questa nuova iniziativa a Rimini costituendo la squadra dei Marlins.