CONDIVIDI

Leggere alcuni dei nomi degli arrestati nell’inchiesta su Scommessopoli, il nuovo tornado che ha sconvolto il mondo del calcio minore, non ha destato molto stupore a Bellaria, cittadina costiera in provincia di Rimini. Due dei fermati infatti qui erano di casa, chi li conosce bene parla di una vera e propria ossessione per il gioco: “Non ricordo quando è stata l’ultima volta che li ho visti senza cellulare”, ci confida un amico. In effetti i loro comportamenti avevano destato scalpore nel mondo delle sale scommesse della Riviera, facendo un giro tra quelle più frequentate scopriamo che li conoscono tutti e, anche se la voglia di parlare è poca, con un po’ di fatica riusciamo a tracciarne un profilo ben preciso.

arrestati

Uno dei giocatori che abbiamo incontrato li dipinge come due spacconi: “Avevano sempre l’aria dei grandi uomini d’affari, arrivavano attaccati al cellulare e quando giocavano avevano dritte per tutti”. A dire il vero non sempre giuste, ma c’è anche chi vede in quel modo di fare un goffo tentativo per autoscreditarsi agli occhi degli altri scommettitori. Il trucco era facile: quando avevano la giocata sicura la giocavano loro, si facevano vedere e poi le sparavano grosse per non dare troppo nell’occhio.

Comportamento che ha convinto forse qualche giocatore ma di certo non gli uomini della Procura che gli sono piombati addosso. Tra chi li conosce bene c’è anche giura di aver provato a metterli in guardia, che a tirare troppo la corda poi finisce che si spezza: “ma sembravano come drogati dal gioco, vivevano per quello e quando non c’erano partite da giocare c’erano sempre le slot o il bingo”.

Lo stesso amico però si dice stupito quando gli ricordiamo che i due sono sospettati anche di essere vicini ai clan della ‘ndrangheta: “secondo voi la mala si metterebbe mai vicino qualcuno che va in giro per la città a fare il gradasso sulle quote truccate?”, il ragionamento fila, se sarà anche vero lo deciderà il Tribunale.

Santarcangelo2
I giocatori del Santarcangelo, squadra romagnola coinvolta nell’inchiesta

Intanto girando per la cittadina romagnola scopriamo un sacco di cose inerenti al mondo del calcioscommesse che non avremmo mai immaginato, i giocatori di San Marino e Santarcangelo finiti nei guai giravano spesso nelle sale scommesse della zona. Ma quello che sorprende maggiormente è che nelle agenzie più serie le giocate sul Santarcangelo erano chiuse da circa due mesi.

Questa prassi al limite può verificarsi quando i gestori diretti delle agenzie notano un flusso di gioco anomalo su determinate squadre o campionati e possono decidere di non accettare il gioco sulle partite che ritengono truccate.

Questo non avveniva solo per le gare di Lega Pro, ma anche per quelle del campionato di basket serbo, guarda caso anche quello al centro dell’ultima inchiesta sulle partite truccate.

Rimani aggiornato: metti “Mi Piace” a The Teller.