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“In Italia facciamo giocare chi mangiava le banane” (Carlo Tavecchio, presidente della Figc). “Il Carpi e il Frosinone non valgono un c… non possono salire in A” (Claudio Lotito, presidente della Lazio). “Basta i soldi a queste quattro lesbiche” (Felice Belolli, presidente Lega nazionale dilettanti). Negli ultimi mesi i vertici del calcio italiano non si sono fatti mancare niente in fatto di insulti a sfondo razziale, omofobia e dichiarazioni dal dubbio valore sportivo. Un quadro non proprio edificante per il mondo del pallone e che dovrebbe far riflettere sul livello della classe dirigente che lo governa. Un movimento che, secondo il Report Calcio 2014 della Figc, coinvolge più di un milione di tesserati e che produce ricavi a livello professionistico pari a 2,7 miliardi di euro.

L’esordio stagionale in fatto di gaffe arriva prima dell’inizio del campionato. E a dare il via non poteva che essere la carica più alta, l’attuale presidente della Federazione italiana gioco calcio Carlo Tavecchio. E’ il 25 luglio dello scorso anno e Tavecchio interviene in qualità di candidato alla presidenza della Figc sulla questione degli extracomunitari nel campionati italiani. “Le questioni di accoglienza sono un conto, le questioni del gioco sono un altro. L’Inghilterra individua i soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare . Noi, invece, diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio. E va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree”. Le parole subito creano imbarazzo nella sala. Ma ancora più imbarazzante è il tentativo di retromarcia del candidato presidente: “Le banane? Non mi ricordo neppure se ho usato quel termine, e comunque mi riferivo al curriculum e alla professionalità richiesti dal calcio inglese per i giocatori che vengono dall’Africa o da altri paesi”. La sortita infelice ha provocato subito le reazioni nel mondo del pallone. Aspra la polemica tra Tavecchio e Daniele De Rossi: “Le parole che ha detto sono gravi, all’estero se uno dice determinate cose lo fanno dimettere, in Italia, invece, non succede mai niente”. L’Uefa la prende molto peggio del centrocampista romano e sospende Tavecchio per 6 mesi dalla partecipazioni alle commissioni europee per “frasi razziste”.

Claudio Lotito, presidente della Lazio
Claudio Lotito, presidente della Lazio

A febbraio è il presidente della Lazio Claudio Lotito a finire nella bufera. Il dg dell’Ischia Pino Iodice registra una sua conversazione telefonica con il patron biancoceleste che, prima spende parole poco simpatiche nei confronti del presidente della Lega di serie A Maurizio Berretta “Non decide niente, vale zero”, e poi si lascia andare alle ormai celebri parole su Carpi e Frosinone: “Ho detto ad Abodi : Andrea, dobbiamo cambiare… Se me porti su il Carpi… Una può salì… Se mi porti squadre che non valgono un c… Non fra due o tre anni non c’abbiamo più una lira. Perché io quando vado a vendere i diritti televisivi – che abbiamo portato a 1,2 miliardi grazie alla mia bravura, sono riuscito a mettere d’accordo Sky e Mediaset, in dieci anni mai nessuno –fra tre anni se c’abbiamo Latina, Frosinone, chi c… li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Il Carpi… E questi non se lo pongono il problema!”. Fortunatamente il tempo e i risultati hanno dato ragione agli emiliani e ai ciociari che hanno già conquistato la loro prima promozione nella massima serie.

Felice Belolli, presidente della Lega nazionale dilettanti
Felice Belolli, presidente della Lega nazionale dilettanti

L’ultima delle cadute di stile è targata Felice Belolli ed ha invece connotazioni omofobe. Il presidente della Lega nazionale dilettanti, durante un incontro federale, si lascia scappare “Basta, non possiamo più dare soldi a queste quattro lesbiche” riferendosi ai finanziamenti destinati al movimento calcistico femminile. La frase, ovviamente, scalda subito gli animi nel mondo del pallone. Uno dei primi a puntare il dito contro il presidente della Lnd è, però, un nome che nessuno si aspetta, Carlo Tavecchio. “Se Belloli avesse detto quelle parole, sarebbe un fatto grave. Quella è una frase odiosa e inaccettabile”. Il bue che dice cornuto all’asino, verrebbe da dire. Belolli nega di aver pronunciato quelle parole, ma la sua frase è riportata nel verbale di una riunione del dipartimento calcio femminilie avvenuta a marzo.

Dopo una simile sequela di cadute di stile, verrebbe da pensare che i nostri freneranno la lingua prima di lasciarsi andare di nuovo a sortite del genere. Ma l’esperienza suggerisce che purtroppo non c’è limite al peggio. E che se questo è quello che esprime il calcio italiano ai suoi vertici, la prossima gaffe è solo questione di tempo.

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