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Non si sono ancora placate le polemiche scatenate dagli insulti omofobi di Felice Belloli: “Basta dare soldi a queste quattro lesbiche”. Il presidente della Lega nazionale dilettanti si riferisce alle ragazze del calcio femminile inserendosi perfettamente nel solco tracciato dal suo predecessore Carlo Tavecchio, che aveva parlato di “donne handicappate nel calcio”, oltre la famosa frase su “Opti Poba”.

Felice Belloli, presidente della Lega nazionale dilettanti
Felice Belloli, presidente della Lega nazionale dilettanti

Volente o nolente le dichiarazioni di Belloli riaccendono i riflettori sul movimento calcistico femminile italiano, che è lontano anni luce da quello di altri paesi europei. Basta pensare che in Italia le tesserate sono 25.000, in Germania sono 250.000, per non parlare dei 3 milioni e mezzo di atlete statunitensi. Sono proprio gli stati Uniti a dare una spinta decisiva all’ingresso della versione femminile del calcio nella famiglia olimpica in occasione dei giochi di Atlanta del 1996.
Il calcio femminile in Germania ma anche in Francia, è cresciuto grazie al fatto che società, stadio e tifosi sono gli stessi della squadra maschile. Questo modello è stato adottato da club come Bayern Monaco e Paris Saint Germain e nel 2012 ha contribuito a portare alla finale della Champions League femminile oltre 50.000 spettatori. Il nostro fiore all’occhiello sono le ragazze del Brescia, campionesse d’Italia in carica. Le “Leonesse” all’esordio in Champions contro il Lione sono state “sbranate” 9-0 dalle francesi. Questo fa capire quanto siamo indietro.
Il 1968 è l’anno che vede la nascita della Federazione Italiana Calcio Femminile e la disputa del primo campionato, inizialmente a due gironi. Ma è nel 1970 che nasce la vera e propria serie A femminile. Il primo campionato mondiale si è svolto in Cina nel 1988 ed è stato vinto dalla Norvegia. Nel 1986 il movimento viene inglobato nella Lega Nazionale Dilettanti della FIGC (dov’è tuttora) con la costituzione del Comitato Nazionale Calcio Femminile.

Carolina Morace con la maglia della Nazionale
Carolina Morace con la maglia della Nazionale

“Il calcio non è per signorine”, una frase che risale al 1909 e che viene attribuita a Guido Ara, mediano della Pro Vercelli, la squadra che in quegli anni dominava il calcio in Italia. Vallo a dire a Carolina Morace, autentico monumento del calcio femminile, la “Tigre” ha segnato più di 500 gol e nel 1995 è stata eletta migliore calciatrice del mondo. Detiene un primato che difficilmente sarà battuto, quella di prima donna allenatrice di una squadra di calcio maschile professionistica: la Viterbese di Luciano Gaucci. Il settimanale americano Time l’aveva paragonata “per il calcio femminile a quello che ha rappresentato Michael Jordan nel basket. Ma in Italia sembra che nessuno se ne sia reso conto. L’Italia vive di calcio, ma solo quello giocato dagli uomini”.

Melania Gabbiadini
Melania Gabbiadini, sorella dell’attaccante del Napoli

Lo scorso novembre le Azzurre guidate dal ct Antonio Cabrini hanno fallito la qualificazione ai Mondiali e si sono dovute inchinare all’Olanda nello spareggio di Verona perso 2-1. Le “Orange” sono volate a Canada 2015 e il “Bell’Antonio” ha ammesso: “Abbiamo perso contro una squadra superiore a noi, il cuore non è bastato. E’comunque un piccolo miracolo, che però ora dobbiamo portare avanti. Il progetto del calcio femminile deve continuare se vogliamo arrivare al livello degli altri paesi europei”. Di sicuro le dichiarazioni di Belloli e Tavecchio non aiutano…

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