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I trascorsi rossoneri, il rapporto poco idilliaco con Pirlo e le frecciatine riservate in passato al club bianconero non potevano cadere nel dimenticatoio: “Gli scudetti della Juve? Per me sono… 31. Perché? C’è compreso quello del campionato di serie B… L’ha vinto, no?” . Ecco perché il 16 luglio 2014 (è passato solo un anno ma sembra un’eternità) l’arrivo a Vinovo dell’allenatore livornese non è stato il “Max” della serenità. Quei 300 tifosi che hanno bloccato il pullman su cui viaggiava la squadra insultando Allegri definito “uomo di m…”, incarnavano il tifoso juventino medio, ancora traumatizzato dall’addio improvviso dell’amato Conte. Da quel giorno l’odio verso l’ex allenatore del Milan è scemato piano piano.

Il famoso hashtag contro Allegri
Il famoso hashtag contro Allegri

L’hashtag #noallegri si è trasformato in una gelida accoglienza allo Juventus Stadium, il giorno del suo battesimo bianconero, Juventus-Udinese, a metà settembre. Nessun coro per lui. Quando lo speaker ha letto il suo nome, nello stadio è calato il silenzio. Pochi secondi, ma da ghiacciare gli umori. Poi quel tweet comparso poco dopo le undici di sera, dopo la sofferta vittoria con l’Olympiacos, “#fiuuu”, un hashtag come un trampolino di lancio per un salto di qualità nei rapporti con la gente. Un modo per umanizzare la sua professione, per avvicinarsi ai tifosi che forse da lì in poi hanno iniziato ad apprezzarlo. Poi i risultati hanno fatto il resto. Un campionato dominato, come al solito, ma soprattutto una Champions da protagonisti. Proprio quello che non era riuscito all’amato Conte. “Non puoi sederti a un ristorante da 100 euro se hai solo 10 euro”. E invece il grande merito di Max Allegri è stato proprio quello di proporre una Juventus “europea”, capace di variare il suo gioco in base agli avversari. Lo ha fatto in modo graduale, è lì che ha dimostrato di essere un grande allenatore. Ora si gode la super sfida con il Barcellona, quella finale “inattesa” che lo ha già fatto entrate nella storia della Juventus.

L'esultanza juventina dopo il gol di Morata
L’esultanza juventina dopo il gol di Morata

“Acciughina”, un nomignolo che gli hanno dato per la corporatura esile, è cresciuto alla “Leccia”, quartiere rosso della rossissima Livorno, chi lo conosce bene dice di lui: “Allegri è preciso, ha il fisico del ruolo, non urla, sembra zen, ma quando gli girano non riesce a trattenersi. Come ogni livornese che si rispetti”. Nel 2008 Allegri riceve una denuncia per ingiurie e offese a pubblico ufficiale. A Livorno, a pochi metri da casa dei genitori, il mister in auto fa un sorpasso un po’ azzardato. Subito dopo viene fermato dai carabinieri e secondo quanto si legge dalla denuncia si rivolge ad uno di loro così: “le Brigate rosse non facevano poi così male”, “stai zitto terrone”, “ti faccio perdere il posto”.
Una carriera in cui deve sempre dimostrare di essere all’altezza: “Quando sono arrivato al Milan si diceva che non potevo fare l’allenatore di un club così importante, poi i ragazzi mi hanno fatto vincere campionato e Supercoppa. Tanti ambiscono ad allenare il Milan, è un ruolo sempre al centro dell’attenzione. Io sono sereno e indifferente per un semplice fatto: quando parlo lo faccio sempre direttamente. E odio le persone indirette, forse per quello sto antipatico a molti”.
Nel 1992, ai tempi in cui giocava nel Pescara, abbandonò la fidanzata Erika il giorno prima delle nozze: “Non me la sono sentita. Gliel’ho detto. A lei e a padre Ermenegildo, che avrebbe dovuto sposarci”.

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