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“Kevin non è stato licenziato, c’è stata una sospensione di tre giocatori dopo la partita di sabato. Le motivazioni non sono né disciplinari, né tecniche”. La difesa di Melissa Satta nei confronti del compagno Kevin Prince Boateng non convince nessuno. Quello del centrocampista dello Schalke sembra a tutti gli effetti un licenziamento in tronco. Il direttore sportivo Horst Heldt aveva annunciato che ci sarebbero state delle conseguenze dopo la sconfitta contro il Colonia, e così è stato: il ghanese ex Milan e il tedesco di origini nigeriane Sidney Sam sono stati cacciati dal club tedesco che evidentemente li accusa di scarso impegno e scarsa professionalità.
Quello di Boateng è solo l’ultimo episodio di un calciatore che viene “silurato” dal proprio club. Il 14 marzo di un anno fa Nicolas Anelka viene cacciato dal West Bromwich Albion per un episodio che ha fatto molto discutere.

La "quenelle" di Nicolas Anelka
La “quenelle” di Nicolas Anelka

L’attaccante francese aveva festeggiato la doppietta al West Ham esibendo la “quenelle”, un gesto antisemita reso famoso dal comico transalpino Dieudonne. Record man in materia di licenziamenti per “scarsa professionalità” è sicuramente Adriano. Lo scorso 12 aprile l’Atletico Paranaense comunica il licenziamento dell’attaccante brasiliano dopo due allenamenti di fila saltati e dopo che l’ex Imperatore viene beccato in discoteca a fare l’alba prima di una partita.

L'ex Imperatore Adriano
L’ex Imperatore Adriano

Tornando indietro di un po’ di anni, è il 29 ottobre 2004 quando il Chelsea comunica il licenziamento in tronco di Adrian Mutu. Il romeno era stato trovato positivo a un controllo anti-doping, l’attaccante in un primo momento confessa di aver preso cocaina, rinunciando alla controanalisi e puntando alla clemenza del giudizio, poi fa marcia indietro: droga sì, ma non cocaina, e “solo per migliorare le prestazioni sessuali”.

Adrian Mutu ai tempi del Chelsea
Adrian Mutu ai tempi del Chelsea

Ma non sempre i calciatori pagano per i loro vizi, ci sono anche dei casi limite. Ha indignato tutti la storia di Sebastian Ariosa, laterale dell’Olimpia di Asuncion, squadra della serie A del Paraguay. Lo scorso gennaio il giocatore viene scaricato dal club in cui giocava per “l’impossibilità di scendere in campo”. L’annuncio gli arriva con un telegramma dopo che gli è stato appena diagnosticato un cancro ai polmoni. “La mazzata finale”, la definisce il difensore sudamericano. Da un caso disumano a uno che ha fatto sorridere, quello dello spagnolo Albert Riera, cacciato dall’Udinese dopo averne combinato di tutti i colori.

Albert Riera durante una partita di poker
Albert Riera durante una partita di poker

Mentre i suoi compagni faticano in campo contro il Chievo, lui è al casino di Nova Gorica a giocare a poker. E porta anche a casa 3000 euro. Zero minuti in serie A ma tanti tweet, in uno scrive: “Mai stato in un club peggiore nella mia vita”.

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