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Sport e benessere sono un binomio inscindibile nell’immaginario comune. Eppure la morte del giovane Tim Nicot, difensore 23enne del Wilrijk-Beerschot, squadra della quarta divisione belga, riporta alla mente altre grandi tragedie del mondo dello sport. Un dramma che arriva a una settimana dalla scomparsa per infarto di un altro calciatore belga, il difensore del Lokeren Gregory Mertens. Negli ultimi quindici anni sono stati tanti gli atleti a perdere la vita sul campo. Il ricordo rimanda subito a calciatori come Piermario Morosini, Miklós Fehér, Antonio Puerta e Marc-Vivien Foé. Ma anche la pallavolo ha pianto un lutto eccellente: nel 2012 durante una partita di campionato perde la vita una delle colonne della fantastica Italia di Julio Velasco, Vigor Bovolenta.

“Troppo presto. Troppo giovane” ha twittato un suo compagno di squadra quando ha saputo della morte di Nicot. Il Wilrijk-Beerschot, la sua squadra, era impegnata in un torneo a Hemiksem. Nicot durante una normalissima azione di gioco, si accascia al suolo all’improvviso. Immediatamente si tenta di rianimarlo, poi la decisione di trasferirlo nell’ospedale più vicino, a circa una decina di chilometri. I medici tentano di salvarlo e provano anche con il coma indotto. Il giovane lotta tra la vita e la morte per tre giorni, ma nella giornata di lunedì 11 maggio cede. La sua scomparsa arriva sette giorni dopo il caso del coetaneo Gregory Mertens, difensore del Lokeren. In seguito all’arresto cardiaco avuto lo scorso 4 maggio, durante la gara del campionato riserve con il Genk, è morto dopo 72 ore in un ospedale della cittadina.

In Italia uno degli ultimi casi simili è stato quello di Piermario Morosini. E’ il 14 aprile del 2012, in campo ci sono Pescara e Livorno per la 14° giornata di ritorno della serie B. Morosini gioca con la squadra toscana e indossa la maglia numero 25. Siamo al 31° ed improvvisamente il centrocampista del Livorno crolla a terra: l’ambulanza entra in campo e subito i medici tentano un ripetuto massaggio cardiaco. Intanto, si scatenano le polemiche sul ritardo dei soccorsi, causato da un’auto dei vigili urbani che impediva il transito dell’ambulanza. Morosini viene portato in ospedale, ma muore dopo poco tempo.

Le immagini della tragedia non sono molto dissimili anche per la morte di Antonio Puerta, difensore 22enne del Siviglia. E’ sabato 25 agosto 2007 e gli andalusi giocano contro il Getafe. Puerta intorno alla mezz’ora del primo tempo ha un malore e si accascia a terra. Dopo aver ripreso conoscenza ed essere uscito dal terreno di gioco camminando, il giocatore perde di nuovo conoscenza negli spogliatoi. Viene portato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Virgen del Rocio di Siviglia, ma muore dopo 3 giorni, il 28 agosto. Un anno prima il giocatore aveva subito due collassi cardiaci, ma poi era stato considerato idoneo per l’attività sportiva.

Stesso triste destino è toccato all’attaccante ungherese del Benfica, Miklós Fehér, durante l’incontro di Superliga contro il Vitòria Guimaraes del 25 gennaio del 2004. Miklos entra a partita in corso e firma subito l’assist per il gol. Durante un’azione di gioco l’attaccante impedisce la rimessa laterale ad un avversario. L’arbitro lo vede e lo ammonisce. Il giocatore in un primo momento sembra sorridere, ma dopo pochi secondi si mette le mani sulle ginocchia e poi cade al suolo. I compagni capiscono subito la gravità dell’accaduto, chiamano i soccorsi e si mettono le mani in testa. Si prova immediatamente con il massaggio cardiaco, poi il trasporto all’ospedale. Ma l’attaccante ungherese spira introno alla mezzanotte.

L’anno prima il mondo dello sport era stato colpito da un altro lutto, quello del giocatore camerunense Marc-Vivien Foé. I fotogrammi del dramma sono molto simili, anche se questa volta si tratta di una partita di Confederation Cup e non di un campionato nazionale. A Lione ci sono in campo Colombia e Camerun per la semifinale. E’ il ‘72, l’azione è lontana. Nel cerchio del centrocampo si vede Foé stramazzare al suolo. Subito viene attorniato da compagni ed avversari. Foé ansima visibilmente e viene portato fuori. I soccorritori tentano per un’ora di rianimarlo, ma il centrocampista del Manchester City muore negli spogliatoi.

Negli ultimi anni anche la pallavolo ha vissuto il suo grande dramma sportivo, con la morte di Vigor Bovolenta. L’ex azzurro accusa un malore mentre gioca una partita di campionato con quella che dal 2010 era diventata la sua squadra, la Volley Forlì. Dopo aver effettuato una battuta si accascia improvvisamente e viene trasportato immediatamente all’ospedale di Macerata, dove però muore un paio d’ore più tardi.

Vigor Bovolenta

Per fortuna, c’è anche chi riesce a sopravvivere. E’ il caso di Gianluca Grassadonia, difensore campano del Cagliari dal 1997 al 2003. Durante la partita del campionato di serie A contro l’Udinese del 29 novembre del 1998, il giocatore ha uno scontro di gioco con Tommaso Locatelli. Grassadonia va giù come un sacco vuoto e si ha subito la sensazione di qualcosa di grave. Il primo a soccorrerlo è il suo compagno di squadra, il portiere Alessio Scarpi che gli applica un primo massaggio cardiaco e la respirazione artificiale. Subito entra in campo il medico dell’ Udinese, Giorgio Indovina, e interviene con due-tre secche pressioni delle mani sul cuore: finalmente il giocatore riprende conoscenza. Grassadonia, fortunatamente, è salvo. Il giorno dopo la Gazzetta dello Sport premia con un bel 10 in pagella Alessio Scarpi, il primo giocatore ad avere preso il massimo dei voti nella storia del giornale.

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