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Forse l’uso terapeutico non è l’unico aspetto su cui riflettere quando parliamo di marijuana. Proviamo a prenderla da un’altra prospettiva. Di quando in quando si parla di legalizzazione per la cura di alcune patologie e ogni volta l’epilogo è lo stesso: il paese non è pronto. Ma in quanto a marijuana l’Italia può vantare un passato glorioso, in cui il nostro Paese era tra i primi produttori in tutto il mondo della famigerata pianta. E qui c’è un secondo aspetto che va quanto meno considerato prima di cassare o meno la decisione di legalizzare: la maria può creare un bell’indotto.

Di sicuro molti ne sono al corrente, ma vale la pena ricordarlo. Almeno fino al 1957 l’Italia è stata uno dei maggiori produttori di canapa del tipo cannabis sativa al mondo. Ovviamente la coltivazione non era destinata allo spaccio internazionale, né all’uso officinale, ma per la fibra di canapa. Il prodotto infatti è estremamente versatile e la sua fibra viene usata praticamente in tutto, dal settore tessile per produrre stoffe, a quello nautico per produrre cordame. Pensate che i canapai italiani, fino a tutto il XVII secolo, sono stati i primi fornitori del Regno Unito di vele e cordame, utilizzati sui vascelli di sua maestà il re.

Questo primato internazionale però nel tempo è venuto scemando per la scoperta dei materiali plastici e successivamente in Pvc. Così, dalla seconda metà del secolo scorso, la coltivazione della pianta nelle campagne d’Italia è definitivamente morta.

Una coltivazione di canapa di inizio Novecento a Bologna
Una coltivazione di canapa di inizio Novecento a Bologna

All’apice della capacità produttiva, raggiunta nel 1914 – stando a quanto documenta lo studio La coltivazione e l’industria domestica della canapa , prodotto dal Museo provinciale della cultura contadina di Bologna – la sola provincia bolognese era capace di coltivare fino a 145mila quintali l’anno di canapa per uso industriale. E l’intera produzione nazionale era seconda solo a quella russa. Ma torniamo ad oggi. Coltivare marijuana per uso medico garantirebbe margini di guadagno spaventosi. Parliamo di miliardi di euro. Un indotto altrettanto vasto. E tanti posti di lavoro assicurati. Unico ostacolo, non piccolo, l’amministrazione pubblica. Ma proviamo a fare due rapidi calcoli giusto per avere il quadro, quanto potrebbe fruttare il mercato della coltivazione per uso terapeutico della marijuana?

Oggi la coltivazione della canapa è consentita, sotto rigido controllo, solo per la produzione tessile e per l’edilizia. Secondo quanto riporta Assocanapa – Associazione nazionale dei produttori di canapa, che da anni è impegnata nella promozione della canapa per uso tessile ed edile – in Italia, nel 2013, sono stati coltivati a marijuana 400 ettari di terreno per una produzione totale di 60mila quintali di prodotto. Il prezzo della canapa sul mercato è di 15 € al quintale. L’intera produzione nazionale oggi crea un volume di affari di 900mila euro l’anno. Spiccioli, di sicuro siamo lontani dal reale potenziale del settore.

Il Sud America è oggi il primo produttore di canapa al mondo
Il Sud America è oggi il primo produttore di canapa al mondo

I medicinali Sativex e Bedracon (nient’altro che comuni ‘canne’ confezionate e pronte all’uso) prodotti da società straniere come l’olandese Bedracon BV vengono venduti già oggi in Italia – ad esempio in Toscana e in Puglia dove si sta sperimentando l’uso terapeutico della marijuana – e costano al bancone 35€ e qualche centesimo per 5 grammi di prodotto. Se moltiplichiamo il costo al bancone con la produzione attuale di marijuana otteniamo una cifra che si aggira intorno ai 42 miliardi di euro, se poi il calcolo lo facciamo prendendo come riferimento la produzione di marijuana del 1914, della sola provincia bolognese, i numeri sono astronomici. Qualcosa come 1.015 miliardi di euro. Cifre inimmaginabili. Ovviamente si obietterà, non tutta la parte della pianta può essere usata per fare una canna. Ovviamente più prodotto si immette sul mercato e meno costerà. Ma i margini di guadagno, anche ridimensionando quella cifra, restano evidenti. Alla luce di tutto questo, come mai non stiamo producendo marijuana?

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