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Ha scelto la maglia numero 37 e la scritta “The Panda’s Friend” perché “È un animale calmo e gioioso che sa mantenere il controllo, mi rappresenta in maniera perfetta”. Si è presentato così a Cantù quello che per anni è stato considerato uno dei difensori migliori dell’Nba ma è conosciuto soprattutto per la mega rissa del 2004 che gli costò 86 turni di squalifica. A sua discolpa c’è da dire che allora si chiamava ancora Ron Artest. Non aveva deciso di cambiare nome, e di diventare Metta World Peace (lo farà nel 2011). La pace nel mondo diventa un auspicio, forse un impegno a cui il vecchio Ron, oggi 35enne, non è riuscito a tenere fede. Nel 2012 World Peace è una delle stelle dei Los Angeles Lakers, e dopo una schiacciata poderosa non trova di meglio da fare che rifilare una gomitata in faccia al malcapitato Harden degli Oklahoma City Thunder.

La gomitata di Metta al povero Harden
La gomitata di Metta al povero Harden

Una rabbia che esplode a intermittenza nella vita di questo ragazzone cresciuto sui marciapiedi della periferia newyorkese. Poteva diventare un pugile come papà Ron Senior ma la passione per il basket lo porterà a diventare il “True Warrior” della palla a spicchi, e pazienza se qualche scazzottata la farà sui parquet dell’Nba. Proprio come quella del 19 novembre 2004. A memoria d’uomo non si ricorda una rissa più “spettacolare” nella storia del basket americano. Al “The Palace” si sfidano Indiana Pacers (la squadra di Ron) e Detroit Pistons. Tra le due squadre c’è molta ruggine e basta poco per accendere la miccia. Un fallo neanche troppo duro di Artest scatena la rabbia di Wallace che gli rifila uno spintone a due mani. Da questo momento iniziano quasi dieci minuti di follia pura con Artest che si sdraia sul tavolo dei segnapunti prima di essere colpito da un bicchiere di Coca Cola ghiacciata. “Ero disteso quando sono stato colpito da un liquido, ghiaccio e vetro sul mio petto e sulla mia faccia. Dopo quello, è stata auto-difesa”. Artest sale sugli spalti alla ricerca del tifoso colpevole (un certo John Green) e da quel momento inizia una zuffa incredibile tra cazzotti, spintoni e oggetti che volano. Tornato in campo Ron rifila un pugno in faccia ad un tifoso che va ko prima di essere scortato negli spogliatoi. Come prevedibile arriva la mano pesante dell’Nba per un totale di 10 milioni di dollari di multe e 146 partite di squalifica (86 ad Artest) per i nove giocatori coinvolti.

La presentazione di World Peace a Cantù
La presentazione di World Peace a Cantù

Naturalmente la carriera di World Peace non è fatta solo di risse e guai con la giustizia (nel 2007 viene arrestato con l’accusa di violenza domestica). Ma anche di grandi successi. Nel 2009 l’ala piccola di New York passa dagli Houston Rockets ai Los Angeles Lakers, senza dubbio la squadra più forte di tutta l’Nba e ne diventa una delle colonne portanti. Memorabile la sua conferenza stampa show dopo un titolo vinto con Bryant & Co. Un campione che non ha mai smesso di essere un personaggio, ed erano in molti a pensare che quella di Cantù fosse soprattutto un’operazione di marketing. Dopo l’esperienza in Cina, ai Sichuan Blue Whales, (qui è nata la passione per il panda e l’idea di cambiare nome per la terza volta) l’ex stella dei Lakers aveva voglia di misurarsi in un campionato europeo. In Brianza si è presentato a modo suo: “Sono la migliore ala piccola del mondo”, e guai a dargli del vecchietto: “Ho 35 anni e non sono venuto qui a svernare. Mi sento bene fisicamente e voglio giocare fino a 40 anni”. L’impatto col campionato italiano è stato positivo, fin dall’esordio a Pistoia si è visto sul parquet il guerriero di sempre, subito pronto ad adattarsi al basket italiano. “E’ un tipo di gioco diverso dall’Nba, anche le regole sono diverse, ti obbligano a giocare tutti insieme”. L’esordio al “Pianella” ha fugato ogni dubbio: nel match in cui Cantù ha schiantato Capo d’Orlando l’ex stella dei Lakers ha messo a referto 19 punti impreziositi da una spettacolare schiacciata. La febbre World Peace ha costretto i canturini al trasloco, il vecchio “Pianella” è troppo piccolo per contenere tutti quelli che vogliono vedere all’opera “l’amico dei Panda”. Da qui la scelta di trasferirsi al PalaDesio. Dopo il fattaccio della gomitata ad Harden il giornalista Federico Buffa lo definì un “paziente da clinica psichiatrica” ma ora World Peace vuole solo chiudere la carriera “con gioia, basta rabbia…”

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